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Boom delle Università Telematiche.In un anno per la Pegaso aumento da 6 a 10mila

  martedì 15 luglio 2014, 00.00

Mentre gli atenei “fisici” incontrano un momento di difficoltà, caratterizzato da una diffusa riduzione degli iscritti, le università telematiche stanno vivendo un vero e proprio boom. Cresce il numero degli studenti e parallelamente aumentano i fatturati, segno che la formazione a distanza è ormai una realtà consolidata e dal prestigio crescente di cui essa gode. Per superare definitivamente le diffidenze e rendere le università online davvero equiparabili a quelle tradizionali? Serve un ulteriore impegno da parte del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e sono gli stessi rettori delle telematiche a chiederlo. 

La formula di insegnamento, che accoppia video-corsi in streaming o in differita ed esami in presenza, piace sempre di più a studenti di tutte le età, specie a coloro che non avrebbero la possibilità di frequentare le lezioni per motivi di lavoro o per l’impossibilità di spostarsi. Al successo contribuiscono la crisi economica – studiando da casa i costi sono più bassi – e il miglioramento della qualità dei corsi, ma anche la sempre più capillare diffusione dei nuovi dispositivi digitali (come smartphone e tablet). 

Le università telematiche protagoniste del boom sono in particolare le undici riconosciute dal MIUR. L’UniPegaso, per esempio, ha visto il proprio numero di iscritti schizzare da 6 a 10mila nell’arco di un solo anno accademico e per il futuro le previsioni sono di un’ulteriore crescita, tanto che si pensa a una possibile quotazione in borsa e ci sono già dei fondi di investimento internazionali che si sono offerti come partner finanziari. 

Il segreto del boom delle università telematiche? La snellezza delle strutture decisionali e un’impostazione più orientata al mercato e allo studente-cliente, del tutto diversa di quella degli atenei tradizionali. Ma, affinché il successo continui, è essenziale puntare sempre più sulla qualità. Con l’aiuto del MIUR, al quale si chiede di consolidare “il suo ruolo di vigilanza, che esercita dal 2006 tramite l’agenzia Anvur. Non basta – spiega Rainer Masera, preside di Economia all’Università Guglielmo Marconi – rilasciare l’accredito iniziale, occorre controllare in modo rigoroso e continuativo il mantenimento di standard elevati per dissipare le perplessità ancora diffuse sullo studio telematico e sulle università private in generale”.

Se in Italia il prestigio delle università telematiche cresce, però, all’estero si iniziano ad avanzare dubbi sulla qualità dello studio a distanza. Con alcune eccezioni: la famosa catena di caffetterie Starbucks, ad esempio, ha deciso di pagare le tasse di iscrizione a tutti i suoi dipendenti che decideranno di iscriversi a un corso di laurea online.

Fonte: Universita